Data Pubblicazione: 23/11/20

La felicita’ in poche mosse

La felicita’ in poche mosse

Forse ci voleva una canzone di successo come Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, vittoriosa a Sanremo, per sdoganare, almeno per il grande pubblico italiano, con un tono un po’ scanzonato ma non irriverente, una delle più antiche religioni nonché filosofie e dottrine di vita, il Buddhismo.  In “c’è il Buddha in fila indiana” Gabbani fotografa il successo crescente che la pratica dello yoga sta conoscendo negli ultimi anni. I riti tibetani sono stati introdotti nella cultura occidentale nel XX secolo da Peter Kelder, americano, lascia adolescente la famiglia adottiva per vivere molteplici esperienze che lo portano in giro per il mondo come ufficiale della marina mercantile, conosce molte lingue e legge moltissimo, lavora a Hollywood come ricercatore nei maggiori studi cinematografici, e qui, nel 1939, pubblica “I Cinque Tibetani”, il suo bestseller, tradotto in una dozzina di lingue e persino in braille, con cui svela il segreto della giovinezza appreso in Tibet da un misterioso ufficiale inglese che, nella finzione letteraria, si nasconde dietro lo pseudonimo di “Bradford”.

È esperienza comune che la complessità moderna genera stress, incertezza, preoccupazione del futuro, con tanti cambiamenti da affrontare, non ultimi quelli legati all’età, questo causa sfiducia e scoraggiamento e un venire meno dell’energia. In questo contesto Kelder propone di affidarsi a un rituale molto semplice praticato con efficacia ogni giorno dai monaci buddisti da più di 2500 anni. Il rituale è noto come la fontana della giovinezza o i “cinque tibetani”, si tratta cinque esercizi di tipo yoga pensati per essere ripetuti 21 volte di seguito, una volta al giorno, per aumentare l’energia del corpo e ripristinare l’equilibrio dalla testa ai piedi.

Secondo studi recenti si ritiene che i riti tibetani stimolino gli organi endocrini e siano particolarmente efficaci nel combattere lo squilibrio ormonale, l’affaticamento, la perdita di memoria e in genere la rigidità. I Cinque Riti lavorano su equilibrio, flessibilità e forza in una breve sequenza di soli 5 semplici esercizi per circa 15 minuti. E poiché gli stessi esercizi vengono ripetuti giorno dopo giorno, diventano automatici e questo rende facile la loro esecuzione.

Sarebbe preferibile farli la mattina, prima della colazione, appena alzati dal letto. I principianti possono eseguire i movimenti 3-5 volte ciascuno, quindi aumentare le ripetizioni di due ogni settimana, arrivando infine al numero perfetto, 21. L’idea alla base dei riti tibetani è di stimolare i sette vortici energetici – chakra in Hindu – del nostro corpo. Professionisti esperti affermano che la giovinezza e il vigore possono essere raggiunti quando questi vortici ruotano alla stessa velocità, grazie alla pratica quotidiana dei riti. Il corpo diventa così lentamente più forte, più coordinato e flessibile, mentre la mente impara a concentrarsi meglio e a rilassarsi completamente.

La felicità è un desiderio profondo di ogni essere e praticare questi movimenti ha comunque il pregio di dedicare tempo a se stessi, ascoltarsi e mettersi in ascolto profondo, e magari crescere in saggezza muovendo passi più fermi sul terreno insidioso del nostro confuso presente.

 

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Posted on

November 23, 2020