Data Pubblicazione: 22/09/20

Franco Maria Ricci: un collezionista nel labirinto della bellezza

Franco Maria Ricci: un collezionista nel labirinto della bellezza

La scomparsa di Franco Maria Ricci, editore e collezionista d’arte, ha suscitato grande rammarico nel mondo dell’arte e della cultura italiana. Nato a Parma nel 1937, Franco Maria Ricci si laurea in geologia all’Università degli Studi di Parma ma il suo interesse per l’arte e la bellezza lo spinge verso un percorso completamente diverso. Come editore, affascinato dall’opera di Giambattista Bodoni, incisore e stampatore italiano vissuto tra il Settecento e l’Ottocento, dal quale prendono il nome i famosi caratteri tipografici “Bodoni”, F. M. Ricci pubblica come prima opera la ristampa anastatica del Manuale Tipografico di Bodoni. Intanto l’interesse di Ricci per la grafica si esprime in marchi e campagne pubblicitarie realizzate per grandi aziende italiane e straniere. Tuttavia ben presto la sua sensibilità estetica e l’amore per il bello lo porta a realizzare libri d’arte e collezioni d’arte che lo rendono celebre in tutto il mondo, tra cui I Segni dell’Uomo, Morgana, Luxe, calme et volupté, La biblioteca blu, La Biblioteca di Babele, Guide impossibili e Grand Tour. La sua opera più nota al grande pubblico è la rivista FMR, una pubblicazione longeva che viene editata dal 1982 al 2004, che Federico Fellini definiva “la perla nera dell’editoria mondiale” per la raffinatezza e la preziosità dei contenuti.

Franco Maria Ricci non fu solo editore raffinato ma ha creato a Fontanellato un progetto monumentale e di incredibile fascino: il Labirinto della Masone che ospita la sua preziosa collezione d’arte.

Tra i più grandi del mondo, aperto al pubblico dal 2015, il Labirinto della Masone è un dedalo formato da 200mila piante di bambù progettato in collaborazione con l’architetto Pier Carlo Bontempi. Progetto accarezzato da tempo da Franco Maria Ricci, – la suggestione del labirinto lo accompagnò nei suoi incontri anche con personaggi dell’arte e della cultura, come con Jorge Luis Borges per il quale il labirinto più grande al mondo è il deserto -. Ma fuori da questa visione onirica, il labirinto per Ricci è un richiamo alla classicità. La rivista Artribune, in occasione della scomparsa del suo autore, così descrive il Labirinto della Masone: “nel Labirinto della Masone tutto si ripete, passo dopo passo, sotto lo sguardo del viandante: i bambù infiniti uno dopo l’altro, la penombra piatta del sole nascosto, le forme identiche in ogni sentiero. E in questo scorrere eterno l’orientamento si dissolve lasciando l’identità vibrare nell’incertezza di una meta misteriosa. Nell’inevitabile condizione di dover scegliere la direzione, solo dopo varie vie e vicoli ciechi, il viaggiatore raggiunge l’uscita e con essa la luce e il Centro. Qui appare una piramide, in cui si entra per ritrovarsi in una cappella spoglia, nessun oggetto liturgico, nessun ornamento, solo un piccolo altare e sul pavimento l’immagine del labirinto. La piramide, rimando diretto ed esplicito al divino, manifesta la religiosità del suo fondatore e al contempo il senso mistico di un progetto che oltrepassa l’ostentazione o la semplice costruzione di un’attrattiva per arricchire la collezione privata di un contenitore solido con cui si equilibra vicendevolmente e armoniosamente”.

Franco Maria Ricci ha vissuto nel dedalo di bellezza di cui il suo Labirinto è diventato un emblema e questa sua devozione all’arte, in un’epoca priva di autentica passione per il bello, ci ispira una certa malinconia come la figura, epica e drammatica, del protagonista de “Il generale nel suo labirinto” narrato da Gabriel Garcia Marquez.

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September 22, 2020